Descrizione
Il Consiglio comunale di Siena ha approvato, nella seduta di oggi, giovedì 18 giugno, la mozione presentata dai consiglieri Pierluigi De Angelis, Enzo De Risi, Bernardo Maggiorelli, Emanuela Anichini e Maria Antonietta Campolo del gruppo Fratelli d'Italia in merito alle affermazioni offensive rivolte alle istituzioni cittadine e alla comunità senese durante il presidio antifascista svoltosi il 23 maggio scorso in piazza Salimbeni. L’atto è stato approvato all’unanimità da parte dei diciotto consiglieri presenti.
Nel documento si ricorda che la manifestazione era stata promossa "a seguito delle notizie relative all'Operazione 'Format', riguardante un'indagine tuttora in corso da parte dell'autorità giudiziaria" e che "nel corso della manifestazione sono stati esposti striscioni e pronunciati slogan dai toni fortemente divisivi e offensivi". La mozione richiama inoltre quanto dichiarato dal palco durante il presidio, dove è stato affermato che "le persone queer, transgender, nere e razzializzate subiscono ogni giorno violenze e discriminazioni da parte dell'amministrazione stessa, del sindaco Fabio, della Questura e della Prefettura, che nega il diritto all'asilo e al rifugio politico". Secondo i firmatari della mozione, tali dichiarazioni "hanno chiamato direttamente in causa il Sindaco del Comune di Siena, la Prefettura e la Questura, attribuendo loro comportamenti discriminatori e lesivi dei diritti fondamentali delle persone".
Nel testo approvato dal Consiglio comunale si evidenzia inoltre che, nel corso della manifestazione e nei materiali collegati al presidio, "Siena è stata rappresentata come una città attraversata da presunte derive autoritarie e fasciste, alimentando una narrazione fortemente lesiva dell'immagine della comunità senese e dei suoi cittadini". La mozione sottolinea che "eventuali responsabilità penali legate all'Operazione 'Format' sono oggetto di indagine da parte dell'autorità giudiziaria e non possono essere strumentalizzate politicamente attraverso accuse generalizzate rivolte alle istituzioni cittadine e alla comunità senese". Viene inoltre ribadito che "Siena è una città democratica, civile e rispettosa dei valori costituzionali, che ha sempre garantito pluralismo, confronto democratico e partecipazione civica" e che "il diritto costituzionale alla libera manifestazione del pensiero non può trasformarsi in un'occasione di delegittimazione delle istituzioni dello Stato o in accuse indiscriminate verso l'intera comunità cittadina". Nel documento si afferma anche che "appare grave e irresponsabile aver descritto Siena come una realtà permeabile a presunte derive autoritarie e discriminatorie, alimentando una narrazione distorta e offensiva della città e dei suoi cittadini", ricordando come "le istituzioni cittadine, le forze dell'ordine e gli organi dello Stato operano quotidianamente con equilibrio, imparzialità e senso delle istituzioni per garantire sicurezza, legalità e convivenza civile".
Il Consiglio comunale, rilevato che "numerosi esponenti istituzionali e rappresentanti politici hanno espresso solidarietà al Sindaco, al Prefetto e al Questore a seguito delle accuse ricevute durante il presidio", ha quindi espresso "piena solidarietà e vicinanza al Sindaco Nicoletta Fabio, al Prefetto Valerio Massimo Romeo, al Questore Ugo Angeloni e a tutte le istituzioni cittadine oggetto di accuse e attacchi verbali durante il presidio antifascista del 23 maggio 2026", oltre alla "solidarietà all'intera comunità senese, ingiustamente colpita da rappresentazioni offensive e generalizzazioni lesive della storia democratica, civile e istituzionale della città". Con l'approvazione della mozione, il Consiglio comunale ha inoltre condannato "le affermazioni offensive e delegittimanti rivolte alle istituzioni cittadine nel corso della manifestazione", "ogni rappresentazione della città di Siena e della sua comunità come realtà indifferente, connivente o permeabile a fenomeni estremisti" e "ogni tentativo di utilizzare vicende giudiziarie ancora oggetto di accertamento per alimentare tensioni ideologiche, scontri politici e campagne di delegittimazione verso le istituzioni democratiche".