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Chiesa di Sant’Agostino – Accademia dei Fisiocritici – Orto Botanico

 
fisiocritici

Chiesa di Sant’Agostino

La Chiesa si trova nel Prato di Sant’Agostino davanti alla sede dell’Accademia dei Fisiocritici ed a circa 50 metri dall’ingresso dell’Orto Botanico.

La costruzione della chiesa e dell’attiguo convento fu iniziata a partire dal 1258 e si protrasse per oltre 50 anni subendo nel corso dei secoli ampliamenti e ristrutturazioni. Di questa seconda fase rimangono importanti testimonianze all’esterno del convento agostiniano e nell’interno della chiesa stessa con la Cappella Bichi. Dopo l’incendio del 1747, l’interno fu rinnovato su progetto di Luigi Vanvitelli anche se furono mantenuti i monumentali altari cinque-seicenteschi in marmi pregiati che ancora oggi decorano la navata. Il portico ottocentesco realizzato intorno al 1818 è dell’architetto senese Agostino Fantastici.

La Chiesa di Sant’ Agostino, sede museale dal 1997, custodisce parte del patrimonio storico artistico di Siena: ad esempio al suo interno è conservata l’unica opera presente a Siena del Perugino.

Ma scopriamo questi capolavori seguendo un percorso che presenta 11 fermate collocate in prossimità degli altari della navata principale, dell’antico organo, della Cappella Piccolomini, dell’altare maggiore e nelle vicinanze delle cappelle laterali:

  1. Altare di San Tommaso da Villanova e Francesco di Sales - Carlo Maratta, Madonna in gloria con San Francesco da Sales e San Tommaso di Villanova (1671);
  2. Altare della Natività di Cristo - Giovanni Francesco Romanelli, Adorazione dei pastori (1640);
  3. Altare di San Girolamo - Astolfo Petrazzi, Comunione di San Girolamo (1631);
  4. Altare della Crocifissione di Cristo - Pietro Perugino, Cristo crocifisso tra i Santi Monica, Girolamo, Battista ed Agostino (1502-1504)
  5. Cappella Piccolomini, - Ambrogio Lorenzetti, Maestà (1335) e Giovanni Antonio Bazzi detto il “Sodoma”, Adorazione dei Magi ( 1596);
  6. Altare di San Matteo - Alessandro Casolani e Ventura Salimbeni , Gesù incontra la madre sulla via del Calvario (1590-1612);
  7. Altare maggiore di Flaminio del Turco (1608) con le splendide statue della Carità e della Fede, opere di Fulvio Signorini ed il Ciborio marmoreo dei fratelli Mazzuoli;
  8. Transetto destro: Cappella Bichi con gli affreschi di Luca Signorelli, Sibille ( 1489) e i monocromi di Francesco di Giorgio Martini, Natività di Maria e Natività di Gesù (1493 ?).

Il pavimento è in maiolica dipinta (1488);

  1. Transetto sinistro: Cappella di Santa Rita, Cappella di San Giovanni con l’opera di Rutilio Manetti, La tentazione di Sant’Antonio (1630)
  2. Altare della Santissima Trinità - Pietro Sorri, Trinità e Santi Ansano, Battista, Agostino, Girolamo, Caterina e Pietro (1600)
  3. Altare di San Silvestro - Francesco Vanni, Battesimo di Costantino (1586-1587)

 Di notevole interesse è anche l’Organo realizzato da Giovanni di Antonio detto il “Piffaro” nel 1522; si tratta di uno dei tre organi più antichi presenti a Siena ed ancora funzionanti: gli altri si trovano uno all’interno del Museo Civico in Palazzo Pubblico e l’altro al Santa Maria della Scala

Traccia sonora: vespro d’organo 

La chiesa di Sant’Agostino viene anche utilizzata come auditorium dai più importanti enti, accademie, associazioni della città, quali l’Accademia Musicale Chigiana, il Siena Jazz, l’Istituto Rinaldo Franci e numerose corali straniere.

Traccia sonora: concerto Istituto Franci

Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici

Il 17 marzo 1691 nella libreria dello Spedale di Santa Maria della Scala, Pirro Maria Gabbrielli , docente di Medicina e di Botanica nell’Ateneo senese, insieme con alcuni allievi, dette vita all’Accademia delle Scienze di Siena con l’intento di offrire un’interpretazione sperimentale del mondo fisico.

Per gli Accademici fu coniato appositamente il termine Fisiocritico, di derivazione greca, che significa “ricercatore della natura”.

Le vicende politiche della fine del Settecento e un terremoto che provocò notevoli danni alla sede dell’Accademia, ne limitarono l’attività che riprese solo in seguito al trasferimento nella sede attuale, in un antico monastero camaldolese risalente al XII secolo.

Nel corso dell’Ottocento le collezioni si arricchirono anche grazie ad importanti donazioni, tra cui quella di uccelli donata da Bettino Ricasoli.

Traccia sonora: Lettera di Bettino Ricasoli

Sig.re Prof. Giuseppe Vaselli

Presidente dell’Accademia dei Fisiocritici di Siena

Egregio Sig.re Presidente

Le scienze naturali furono uno dei primi miei studi giovanili; intralasciati poi per le cure degli affari, della famiglia e per far posto ad altre applicazioni.

Le raccolte fatte in quel tempo con qualche spendio e assai fatica furono da me conservate religiosamente; e ora vorrei davvero che cessassero dall’inerzia e profittassero in qualche modo agli studi.

Una visita di recente fatta al Museo dell’Accademia dei Fisiocritici mi aprì l’animo alla fiducia carissima di potere mandare ad effetto la mia intenzione. Questa Accademia, illustre già per i suoi precedenti, entra in una vita nuova, vigorosa e promittente; la sede sua in Città chiarissima per antico insegnamento, e ove conviene numerosa gioventù per ammaestrarsi nelle discipline molteplici della umana intelligenza; tutto questo la rende sommamente idonea allo scopo verso cui s’incammina con mirabile ardore. Merita essa il suffragio di chiunque apprezza il decoro della Istituzione e della Città ove siede; e sopratutto di chi favoreggia l’incremento dei buoni studi: e se alcuno poi nel suo particolare avesse di che porgere qualche sussidio, dee essere lieto e compiacente della buona ventura e farne profittare il pubblico insegnamento.

Con questi pensieri e in questo intendimento io non tardo a rivolgermi a Lei, Meritissimo Presidente dell’Illustre Accademia, e faccio dichiarazione di tenermi per avventurato ove possa consacrare alla Scienza il mio piccolo tributo, offrendo all’Accademia de’ Fisiocritici il possesso e la proprietà delle mie due collezioni, l’Ornitologica e l’Entomologica; senz’altro desiderio al di là di quello, che meritino d’essere stimate degne dell’accettazione in ragione della utilità che varranno a recare agli Studi Scientifici.

 Passo all’onore di segnarmi con i sentimenti della più alta stima e considerazione

 Di Lei Egregio Sig.re Presidente

 Brolio Lì 7 Agosto 185

Obb.mo Servitore Bettino Ricasoli

 

 

Nel corso del XIX e del XX secolo i legami con l’Università di Siena divennero sempre più forti, tanto che gli Istituti di Zoologia, Mineralogia ed Anatomia Comparata ebbero nell’Accademia le loro sedi fino al 1966, quando si trasferirono nei nuovi edifici costruiti accanto.

La sede attuale è costituita da quattro piani per le tre Sezioni del Museo - Geologica, Zoologica e Anatomica - e per alcune collezioni curiose e particolari. Il piano terra ospita gran parte della Sezione Geologica che espone minerali, rocce e fossili; il piano superiore ospita la Sezione Zoologica che offre una panoramica abbastanza completa del Regno Animale. Dal 1970 l’Accademia ha riattivato il laboratorio di tassidermia che ha permesso di incrementare le collezioni zoologiche con nuovi esemplari. È importante ricordare che il Museo utilizza esclusivamente animali morti di morte naturale o per incidente, curandone il recupero e la preparazione.

Nella Sezione Zoologica è stato studiato un percorso tattile con circa 20 reperti. Per una visita guidata tattile approfondita occorre prenotare gli operatori formati per la didattica ai non-vedenti telefonando allo 0577 47002.

Ma ecco alcuni esemplari che è possibile esplorare durante la visita guidata tattile:

Rettile: Pitone di Seba (provenienza: Eritrea - 1913)

È il più grande serpente africano, lungo fino a 5-7 metri e potenzialmente pericoloso anche per l’uomo, ma non è velenoso. La sua bocca si può aprire per ingoiare grosse prede intere, come ad esempio le capre, poiché le ossa della mandibola non sono fuse tra loro.

Uccello: Airone Cenerino (provenienza: Fiume Ombrone, Montalcino, Siena – 1973)

Grande uccello acquatico parente delle cicogne. Vive in prossimità di laghi e fiumi dove preda pesci, piccoli mammiferi e invertebrati usando il lungo becco come un arpione. Il lungo collo tenuto ripiegato ad “S” può scattare come una molla, consentendo di dare vigorose stoccate.

Mammifero: Orso Marsicano (provenienza: Parco Nazionale d’Abruzzo – 1921)

L’orso bruno trascorre i mesi invernali in letargo all’interno delle cavità naturali, e accumula grassi durante la stagione calda. Raramente può essere pericoloso per l’uomo, ma può costituire una minaccia per greggi e alveari.

È in grado di ergersi per brevi intervalli sulle zampe posteriori per guardarsi intorno.

 

Orto Botanico

orto-botanico

Traccia sonora: uccelli, vento e silenzio naturale!!!

L’Orto Botanico oggi fa parte del Dipartimento di Scienze Ambientali “Sarfatti” dell’Università di Siena, ma le sue origine risalgono alla fine del XVI secolo, quando presso l’Ospedale di Santa Maria della Scala, era presente un piccolo Giardino dei Semplici, cioè un’area verde dedita alla coltivazione di piante medicinali, usate dai medici del tempo per preparare i medicamenti. Con la riforma delle Università, nel 1784, viene istituito l’Orto botanico dell’Università di servizio agli studenti di medicina e poi nel 1856 fu trasferito nella più ampia sede, quella attuale di Via Mattioli. Da una funzione iniziale puramente medica e farmaceutica, l’Orto ha acquisito nel tempo altri compiti: oggi ha un ruolo importante come supporto in vari settori di ricerca (biologia della riproduzione delle piante, ecologia, floristica, ecc), nella conservazione di specie e ambienti naturali e nell’educazione alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente.

All’interno dell’Orto Botanico non esistono percorsi differenziati. La visita si svolge lungo i primi due livelli dell’orto. Sono presenti vialetti coperti di ghiaino, pianeggianti per la maggior parte o in lieve pendenza e brevi scalinate in pietra, alcune panchine per sedersi e riposarsi. Arrivando nel piazzale di accesso, in estate, possiamo subito conoscere alcune piante acquatiche, sia esotiche, che spontanee.

Tra le prime si nota il fior di loto (Nelumbo nucifera) dalle foglie rotonde e vellutate, poiché idrorepellenti, dal grande fiore bianco lattato, che si può raccogliere nelle due mani e dalla capsula legnosa e traforata per la dispersione dei semi. La specie spontanea è la ninfea bianca (Nymphaea alba), sempre una specie con foglie rotondeggianti, ma incise e dal colore verde intenso, lucido, con il fiore bianco rosato e profumato. Imboccando il marciapiede a sinistra dell’edifico dell’università si arriva ad una terrazza e alle scale che portano al primo livello dell’Orto. Qui troviamo la Scuola, ovvero una terrazza pianeggiante in cui le aiuole lunghe e strette sono state allestite per presentare le piante ad uso medicinale e culinario, come lo stramonio, la cicuta, la camomilla, il finocchio.

Il secondo livello dell’Orto si raggiunge attraverso una scalinata al termine della quale è collocata la Serra Antica, di origine ottocentesca, che riproduce le intricatissime foreste pluviali, dove si possono ammirare: orchidee tropicali dai grandi fiori colorati, piante insettivore (Nepenthes sppl.), che intrappolano in strutture specializzate piccoli moscerini e zanzare, piante dalle foglie grandi come ombrelli (Monstera deliciosa, Philodendron gaganteum) o con radici che fuoriescono all’esterno, formando una serie di ramificazioni.

Percorso olfattivo e tattile

Per una visita approfondita consigliamo di prenotare gli operatori formati per la didattica ai non-vedenti telefonando allo 0577/235407 o scrivendo all'indirizzo e-mail: orto@unisi.it
Nel caso non fosse disponibile un operatore , è ugualmente possibile effettuare la visita con un accompagnatore o familiare, con l'ausilio della guida in Braille formato cartaceo intitolata Le piante un mondo accessibile a tutti.
Attenzione: le piante ospitate nell'Orto modificano il proprio aspetto e collocazione a seconda della stagione, ma sulla guida sono riportati i cambiamenti stagionali.

 
Lettera di Bettino Ricasoli: