Through gardens and narrow alleys, we trace
the history of the city and its people in a
journey that alternates working class
neighborhoods and rich patrician palaces,
fountains, towers, arches, and craftsmen's
workshops.
Piazza
del Campo
IL
Ghetto
Via
Pagliaresi
La
Basilica dei Servi
Ex
Ospedale Psichiatrico
Orto
dei Pecci
Fonte
del Casato
Vicolo
dei Percennesi
Piazza
Jacopo della Quercia
Piazza
del Campo
“Salotto
buono” dei senesi, la Piazzaè uno
spazio architettonico unico al mondo.
I palazzi incorniciano l’anello in pietra serena
che abbraccia la conchiglia a mattoni rossi
convergente verso il Gavinone. Da qui ci
dirigiamo verso Via Rinaldini, strada d’accesso
alla Piazza, da cui si gode di uno splendido
scorcio della Torre del Mangia.
Il
Ghetto
E’ il
quartiere della città dove gli ebrei furono
costretti a vivere a partire dal XVI secolo.
Comprende le strade che si snodano tra Via
del Porrionee Via di Salicotto. Alcune zone
del rione conservano ancora il loro aspetto
medievale con i vicoli bui, le strade in forte
pendenza e le scalinate sconnesse; altre sono
state risanate a partire dal 1929, in epoca
fascista e presentano tipologie architettoniche diverse: vie più spaziose
e luminose e
costruzioni meno addossate le une alle altre.
Entriamo nel Ghettodal Vicolo delle Scotte,
una discesa stretta e ripida su cui si affacciano
case antiche, congiunte da archi a terrazza. Il
nome di questa via sembra essere una
senesizzazione di Succoth, un’importante festa
ebraica. Al numero 14 si trova la Sinagoga.
Procedendo per Via degli Archi, ci dirigiamo
verso il giardino pubblico lungo e stretto di
Vicolo della Fortuna, da cui si può ammirare
la Torre del Mangia, alta sui vecchi tetti. Il
ripido Vicolo di Codaci immette in Via di
Salicotto, lunga strada che unisce Piazza del
Campo con la zona Sud della città. Proprio
lungo questa via, effettuiamo la prima sosta in Piazzetta Artemio
Franchi, splendida
terrazza che si affaccia su una valle verde. In
questo angolo di campagna nel centro della
città si è mantenuta una delle caratteristiche
principali della Siena medievale: l’alternanza
fra aree verdi e luoghi abitati.
Via
Pagliaresi
Prende
il nome dalla potente famiglia
Pagliaresi che vi abitava nel XIV sec., ma
comunemente è chiamata Via di Cane e
Gatto, in ricordo delle baruffe che vi si
svolgevano a causa delle rivalità che
dividevano le famiglie di questo quartiere. A
metà della via si allunga il Vicolo degli
Orefici, una strada senza sfondo, stretta e
silenziosa, quasi sempre deserta, fatta di
archi e case antiche che, solo raramente,
lasciano filtrare il sole. Dove finisce il vicolo
si trova una delle ultime tubature in cotto
rimaste a Siena. Da Via Pagliaresiprendiamo
a destra, verso il Ponte di Romana.
Attraversiamo l’ Arco di San Maurizio, antica
porta del XII sec., e, scendendo Via San
Girolamo, costeggiamo la Fonte di San
Maurizio, costruita agli inizi del Trecento e
modificata nei secoli successivi.
La
basilica dei Servi
Percorriamo
ora la salita di Via dei Servi,
che, nel tratto finale, attraversa due filari di
cipressi che ornano il Pratino. Saliamo le
scale della Basilica, situata in uno dei punti
più alti di Siena, per godere di un panorama
mozzafiato. Sopra la vallata, le case in
mattoni rossi si aggrappano alle pendici dei colli e la Torre
del
Mangiasale nel cielo con
la sua figura snella, tanto
vicino che pare di toccarla
allungando la mano.
Ex
Ospedale Psichiatrico
Proseguendo
il percorso in direzione di Porta
Romana, la cui costruzione ebbe inizio nel
1327, attraversiamo il cancello dell’ex
Ospedale Psichiatrico. Costruito sul finire del
XIX sec. sui resti del Convento trecentesco di
San Niccolò, l’ospedale ebbe uno sviluppo
rapidissimo e si trasformò in una vera e
propria “città della follia” con strade,
botteghe di artigiani, cucine, lavanderie,
seguendo le nuove teorie di cura basate
sul lavoro. Ancora oggi è possibile
vedere le insegne arrugginite e i
cartelli invecchiati dal tempo
che indicano i nomi di
strade e piazze.
Orto
dei Pecci
E’ il
nome che Silvio Gigli, noto giornalista
senese, dette alla valle verde che congiunge
Porta Romanacon la vecchia Porta Giustizia.
Un tempo di proprietà dell’Ospedale, queste
terre sono oggi dedicate ad attività di tipo
sociale ed all’agricoltura biologica. Una
strada sterrata attraversa il fondovalle e
consente di assaporare la pace ed i profumi
della campagna all’ombra della Torre del
Mangia. Mirabile è la vista verso Piazza del
Mercatocon il suo Tartarugonee la Loggia
di Palazzo Pubblico, il cui nucleo originario si
affacciava proprio sul Mercato Vecchio.
Fonte
del Casato
Nascosta
sotto Via del Casato, non è di
facile accesso perché si trova in fondo ad
una scalinata ripida e scivolosa. Fu costruita
nel XIV sec. su richiesta delle famiglie del
Terzo di Città e dette nome al vicolo che la
fiancheggia. Si raggiunge percorrendo le
stradine strette, irte e serpeggianti che si
snodano dalla Piazza del Mercatoquando
si risale il Vicolo di San Salvatore.
Tutto il rione conserva ancora un aspetto
fortemente medievale, coi suoi sporti (sorta
di terrazze coperte che in epoca medievale
servivano per ampliare le stanze delle
abitazioni), i suoi archi, le case che si
tuffano nei vicoli scuri.
Vicolo
dei Percennesi
Tipico
ambiente chiuso medievale che
costeggia il retro dei palazzi nobiliari di Via
di Città, vi si accede dal Vicolo di Tone.
Forse costruito sui resti di un’antica strada
romana, Vicolo dei Percennesirimane l’unico
luogo, in tutta Siena, in cui sia ancora
possibile osservare i caratteristici merli
ghibellini a coda di rondine che si innalzano
sull’antica rocca di Palazzo Chigi-Saracini. Il
vicolo termina in una strada ampia e
spaziosa, in ripida pendenza: la Costa Larga.
Piazza
Jacopo della Quercia
Prima
di proseguire per Via del Castoroa
destra troviamo il Palazzo delle Papesse.
Risalendo una piaggia abbastanza ripida, si
raggiunge Piazza Jacopo della Quercia.
La piazza si trova su quella che doveva
essere la navata centrale del Duomo Nuovo,
secondo un ambizioso progetto rimasto
incompiuto sia per la peste del 1348, che
per motivi strutturali.
Ne rimangono tracce nel Facciatonee nelle
basi dei pilastri. La piazza fu intitolata allo
scultore, che fece di questo luogo il proprio
laboratorio, nel V centenario della sua morte
avvenuta nel 1438.