A journey among golden paintings and green
countryside, in the city where exquisite
masterpieces of the past unite with the
magnificent landscapes of the present.
Piazza del Duomo
Fosso di Sant'Ansano
Porta San Marco
Fonte delle monache
Prato di Sant'Agostino
Orti dei Tolomei
Piazza del campo
Piazza del duomo
In Piazza del Duomosorge la Cattedrale romanico-gotica dove sono custodite opere dei più grandi scultori italiani da Nicola Pisano a Gianlorenzo Bernini. Altri tesori artistici, che un tempo arricchivano l’edificio sacro, trovano oggi collocazione nelle sale del Museo dell’Opera del Duomo. Tra gli altri capolavori, vi si conservano le statue marmoree di Giovanni Pisano che abbellivano la facciata della Cattedralee la Maestà(1308-1311) di Duccio di Buoninsegna, la più grande tavola dipinta della scuola italiana a noi pervenuta. La “ Maestà” rappresenta una Madonna in trono con il Bambino, motivo particolarmente caro ai senesi che elessero la Vergine protettrice della città dopo la vittoria nella battaglia di Montaperti (1260) contro i fiorentini. Nel dipinto dominano i colori brillanti ed il fondo oro. L’uso del fondo oro era diffusissimo nella pittura medievale perchè si voleva richiamare l’idea della luce divina. Salendo 130 scalini si arriva sul Facciatone, situato in uno dei punti più alti di Siena: tutta la città si apre davanti ai nostri occhi. Una curiosità: sui tetti delle case non ci sono le antenne. Siena, infatti, è una città cablata, perciò tutte le informazioni passano attraverso la fibra ottica che scorre nel sottosuolo. Un altro gioiello racchiuso in questa piazza è il Santa Maria della Scala, uno dei più antichi ospedali del mondo, oggi centro culturale di fama internazionale. Gli affreschi della Sala del Pellegrinaio illustrano la storia di questo antico Spedaledove si accoglievano i pellegrini, i poveri, i bambini abbandonati e i malati. 1
Fosso di Sant'Ansano
Usciamo da Piazza del Duomoda Via dei Fusarie giriamo a sinistra nel Vicolo di San Girolamo, una stradina stretta e ripida, quasi nascosta, che precipita, silenziosa, in Piazzetta della Selva. Procediamo lungo Via del Fosso di Sant’Ansano. Il nome della strada ricorda il luogo dove, secondo la leggenda, il Santo Patrono di Siena sarebbe scampato miracolosamente al martirio. Infatti si narra che Ansano, condannato a morte per essersi rifiutato di adorare gli dei pagani, uscì illeso da una caldaia d’olio bollente. Il proconsole romano Lisia decretò allora la morte per decapitazione. Ansano morì a Dofana il 1 Dicembre 303. Nei punti dove rimbalzò la testa del martire sgorgarono sorgenti d’acqua.
Porta San Marco
Passando per la Piazzetta delle Due Porte, in cui si conserva il più antico tabernacolo della città, percorriamo Via Paolo Mascagni, strada dove abitò Ettore Bastianini, famoso lirico degli inizi del Novecento, al quale è dedicata la via che si imbocca sulla sinistra. Da Via Ettore Bastianinisi vedono le antiche mura che collegano Porta Laterinaa Porta San Marcoimmerse nel verde. Sui colli in lontananza si distinguono le figure snelle dei cipressi, piante assai familiari nel territorio senese. In queste zone non vengono impiegate, come avviene altrove, esclusivamente per scopi funerari, ma sono usate soprattutto come frangivento e come decorazione del paesaggio. Si scende Via della Diana. “Diana” è il nome del fiume leggendario che, durante il Medioevo, i senesi cercarono sotto la città. Le ricerche non ebbero successo e gli abitanti di Siena divennero oggetto delle prese in giro delle città vicine. Una targa posta all’inizio della strada cita le parole con cui Dante descrisse la situazione: “Tu li vedrai tra quella gente vana/ che spera in Talamone, e perderagli/ più di speranza ch’a trovar la Diana”. Proseguiamo per Via San Marco finchè giungiamo all’omonima Porta, costruita nella seconda metà del Duecento. L’arco al di sopra del portone è un accorgimento tipico di altri baluardi senesi: consentiva ai soldati di vigilare la porta senza essere visti. I giardini fuori Porta San Marco sono una delle zone più panoramiche della città.
Fonte delle monache
Via delle Sperandiedeve il proprio nome alle monache Benedettine di Sant’Agnese dette comunemente di “Spera in Dio”. E’ una strada lunghissima, quasi ad angolo retto. Il primo tratto, affacciato lungo le mura, offre uno splendido panorama sulla campagna sottostante. La struttura fortificata che si vede in lontananza sulla sinistra è l’antico Monastero di Sant’Eugenio, fondato prima dell’anno Mille. Nel punto dove la strada fa angolo, seguiamo il vialetto che costeggia le mura e, attraverso un sentiero fra gli olivi, andiamo a scoprire uno degli angoli più nascosti della città. Proprio qui sorge la Fonte delle Monache, costruita in un luogo appartato per permettere alle monache di clausura di lavare i panni senza essere viste.
Prato di Sant'Agostino
Proseguiamo per Via delle Cerchia, una strada che procede quasi in piano verso il Prato di Sant’Agostino. Un tempo si chiamava “Via della Lellera”, perchè i muri delle case erano parzialmente ricoperti di edera, “lellera” in senese. Il Prato di Sant’Agostinoè un piazzale alberato che si affaccia sulla valle di Valdimontoneed affianca la Chiesa di Sant’Agostinodove sono conservate opere d’arte di gran valore, tra cui affreschi di Ambrogio Lorenzetti, Francesco di Giorgio Martini, e uno tra i più antichi organi della città. A pochi metri dal Prato c’è la Pinacoteca Nazionale di Siena. Scendendo per Via P. A. Mattiolitroviamo l’ Accademia dei Fisiocritici, il cui museo raccoglie le più importanti collezioni scientifiche senesi. Pochi passi più avanti si vede l’ingresso dell’ Orto Botanico, situato nella valle che si estende fino all’antica cinta muraria. Secondo la leggenda, fra la vegetazione aleggia lo spirito di Giomo, unfrate camaldolese, morto eroicamente in una battaglia del 1207. C’è chi è sicuro di averlo visto mentre si aggirava nei paraggi dell’entrata nelle sere tempestose e, addirittura, qualcuno giura di essere vittima del lancio dei suoi sassi.
Orto dei Tolomei
Procedendo per Via P. A. Mattioli, sul lato sinistro della strada, una stretta apertura nel muro che costeggia la via, ci introduce in un’area verde: gli Orti dei Tolomei. I prati sono percorsi da un viottolo e disseminati di panchine che offrono l’opportunità di una sosta piacevole. Situati in una posizione piuttosto elevata, dominano la Valle di Valdimontoneed il colle di fronte, sulle cui pendici sorgono, fitte, le case di rioni popolosi. A destra lo sguardo è catturato dall’imponenza della Basilica dei Servi, sulla sinistra la Torre del Mangiasi innalza snella nel cielo.
Piazza del campo
All'uscita dagli “Orti”, scendendo Via Sant’Agata, attraversiamo l’ Arco di San Giuseppe, resto della porta di un’antica cinta muraria. Poi si percorre la ripida discesa che caratterizza il primo tratto di Via G. Duprè, e si prosegue per Piazza del Campo. La Piazza è, da sempre, il punto di ritrovo dei cittadini ed il luogo che i senesi considerano il “salotto buono” della città. Proprio qui, infatti, sorge il Palazzo Pubblico, uno dei più importanti edifici civili in stile gotico, al cui interno si sono susseguiti i governi della città a partire dagli ultimi anni del Duecento, quando vi si insediarono i Nove. Poiché i Nove governanti non potevano uscire dal Palazzo per i sei mesi che duravano in carica, fecero costruire un balcone rivolto verso Piazza del Mercato(la Loggia dei Nove) per “prendere aria”. All’interno del Palazzo troviamo il Museo Civicoche conserva capolavori come la Maestàe il Guidoriccio da Foglianodi Simone Martini, il Buono ed il Cattivo Governodi Ambrogio Lorenzetti. Uno spettacolo altrettanto sorprendente si presenta al visitatore che salga i 400 scalini della Torre del Mangia. Da lassù lo sguardo domina la città intera, le sue torri, le porte, i vicoli, le sue case a mattoni rossi.