NUOVI COSTUMI PER IL PALIO STRAORDINARIO DEL 9 SETTEMBRE 2000

Il premio Oscar Gabriella Pescucci ha disegnato gli abiti per i figuranti del Comune 

In occasione del Palio straordinario del prossimo 9 settembre, dedicato all’avvento dell’anno 2000, si potranno ammirare i nuovi costumi per i figuranti del Comune e delle 17 Contrade che prendono parte al Corteo Storico.

I costumi che hanno sfilato fino all’ultimo Palio di agosto saranno quindi sostituiti dopo 19 anni dalla loro introduzione del 1981, quando furono realizzati da Olla, Manichelli e Pollai.

La nuova versione è stata realizzata per i figuranti del Comune dalla celebre costumista Gabriella Pescucci, grazie al contributo di 1 miliardo e 500 milioni della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

I 360 costumi dei monturati del Comune seguono il modello dei bozzetti preesistenti, e quindi come quelli del 1981 fanno riferimento al periodo a cavallo tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500, periodo in cui le Contrade appaiono alle feste senesi con i loro carri allegorici e gli attuali nomi.

I nuovi abiti presentano, in ogni caso, dei caratteri originali e modifiche di particolari presenti nella versione precedente: sono state tolte le rifiniture in peluche e sostituite con decorazioni in pelliccia di coniglio, migliorati i cappelli ed altre rifiniture che impreziosiscono i costumi. I tessuti usati: ricchi broccati, velluti controtagliati e sete sono stati arricchiti con profili dorati, pregiati inserti ed eleganti rifiniture metalliche, rispettando la viva coloratura di base preesistente. Infine da tutti i costumi dei figuranti sono state tolte le parrucche, in modo da rendere ancora più reale la sfilata di tutti i numerosi personaggi che all’interno del Corteo celebrano la storia senese.

Gabriella Pescucci, costume-designer di fama internazionale, ha lavorato al fianco di registi come Pasolini, Visconti, Fellini, Scola ed ha ottenuto importanti riconoscimenti come l’Oscar per “L’età dell’innocenza” di Martin Scorsese nel 1992, il Nastro d’Argento nel 1980 e nel 1985, rispettivamente per “La notte di Varenne” e “ La famiglia” di Scola ed il David di Donatello nel 1982 e nel 1985 per “C’era una volta in America” e “Il nome della rosa” di Annaud, oltre alla nomination per l’Oscar nel 1988 con “Il barone di Munchausen” di Gilliam.

Ha curato inoltre i costumi per numerose opere liriche e teatrali in Italia e all’estero, tra le quali “Norma”, “Manon Lescaut”, “La Traviata”, “Pagliacci” e “Orfeo” al Teatro la Scala di Milano, “Il Trovatore” per l’apertura della stagione dell’Arena di Verona nel 1985, “Bohème” al Teatro Comunale di Firenze e all’Opera Bastille di Parigi. 


Comunicato stampa della Nobil Contrada del Nicchio

Il miglio tamburino del corteo storico del Palio straordinario del 9 settembre riceverà, nell'ambito del Masgalano, un premio speciale che la Nobil Contrada del Nicchio ha voluto intitolare a ricordo di Giorgio Pagliani "Tamburo". Un omaggio delle diciassette contrade ad un contradaiolo che non è più tra noi ed un modo per onorare tutti i tamburini che non ci sono più e che molto hanno fatto per tramandare la tradizione e per quelli che anche oggi trasmettono l'insegnamento a loro volta ricevuto.

L'opera è stata commissionata al senese Alberto Inglesi, artista con all'attivo molte opere legate al Palio. Il premio è una scultura che ha per oggetto un giovane che suona il tamburo. Potrebbe sembrare scontato, ma così non è.
L'artista ha voluto rappresentare la semplicità di un gesto: un individuo in un vicolo che va a cercare l'angolo giusto che gli rimanda il suono migliore e che si ascolta suonare proprio con gusto, quasi rapito da ciò che non vede ma sente. Siamo di fronte alla rappresentazione dello sgorgare di un sentimento che va verso il tamburo ed è lo strumento che poi lo rimanda attraverso il rullo a cui tendere l'orecchio, è un modo per trasmettere una passione, perchè il tamburino suona solo per piacere e non per altro.

Importanti sono i materiali usati da Inglesi: il legno, il marmo e il bronzo, elementi nobili per antonomasia.
L'olivo scelto dall'artista per la prima volta, è un legno aggressivo, violento, che coinvolge molto; per questo nell'opera è stato usato per il vestito così da decorare con le venature naturali del tronco. L'olivo poi ha una valenza simbolica: è un prodotto delle nostre terre ed è una pianta millenaria, per questo rappresenta la tradizione, di tutta la nostra festa e dei tamburini in questo caso. La scuola di tamburini è una consuetudine: i giiovani ci vanno senza obblighi, imparano e crescono, da grandi poi insegnano ai nuovi giovani e questa è una cosa che viene naturale. Il legno che nasce dal suolo ed è ben radicato raffigura in pieno questa tradizione. Il vestito poi non è datato, non è una maglietta e non è una montura, è una figura senza età.

Altro materiale simbolico è quello usato per le mazze del tamburo: l'ebano, un legno ricercatissimo, ambito anche dai tamburini affermati, elegante e lussuoso. Qui rappresenta l'ambizione, l'arrivo del percorso del ragazzo che diventa uomo, nmatura e rimanda   ad altri più giiovani la sua esperienza e così nel tempo, negli anni.

Il bronzo, infine, è stato usato per realizzare il tamburo e il cappello e il marmo bianco di Carrara per le mani e il viso.

Al miglior tamburino di piazza andrà dunque un'opera ricca di significati e di simboli, un omaggio ad una tradizione e a coloro che l'hanno saputa perpetuare nel tempo, quella della scuola di tamburini radicata in modo profondo nella nostra città.