IL NOVECENTO: STORIE, MEMORIE E IDENTITA'  CIVICA




Agli inizi del secolo, Contrade e Comune furono impegnati in un altro rinnovo dei costumi, che nel 1904 scelse definitivamente la foggia medievale-rinascimentale già sperimentata una generazione prima e che tra purismo e liberty avrebbe trovato sicura eco e attecchito definitivamente nel gusto dei senesi.
All'oleografico e troppo "stile panforte" di quegli anni che imperò dall'architettura alla mobilia, dal ferro battuto alle tappezzerie, fece da stella polare la grande Mostra dell'antica arte senese del 1904. Voluta dal Sindaco Alessandro Lisini (tra l'altro storico delle Contrade) la mostra raccolse in quaranta ambienti del Palazzo Comunale quasi duemila esemplari datati dal Due al Settecento, comprendendo arti maggiori e minori, sacre e profane. Il 17 aprile Vittorio Emanuele III inaugurò la mostra, che ebbe eco mondiale e se nella comunità degli studiosi rilanciò su basi scientifiche lo studio dell'arte senese dei secoli d'oro, nell'immaginario popolare cittadino fissò il tempo mitico della "senesità" in un Trecento molto immaginato.
Nel nuovo Corteo Storico, inaugurato per il Palio straordinario, dietro al Carroccio apparve eccezionalmente un secondo carro con l'allegoria della Pace dipinta da Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Comunale. Il Corteo Storico con la sua esplicita rievocazione dei passati fasti della città e del suo antico stato divenne grande rappresentazione della memoria storica e dell'identità civica di Siena, con il passato che tornava presente e reale. Una sorta di "mito dell'eterno ritorno", di quelli cari a Mircea Eliade, fu rappresentato annualmente in Piazza del Campo nel "teatro dei senesi".


I cavalli all'uscita dell'entrone, cartolina
viaggiata nel 1907. Siena  collezione Per Guido Landi.


Paradossalmente però questa "metastoricità" non si è ottenuta con la replica di un rito sempre uguale a se stesso, ma al contrario con continue innovazioni purchè il presente sia in linea con il passato, l'innovazione sappia parlare il linguaggio della tradizione. Così nel 1919, dopo la grande guerra, per i reduci che assistevano al Palio si introdusse la "sbandierata della vittoria" di diciassette alfieri, naturalmente ognuno al rullo del suo tamburo, appena prima dell'uscita dei cavalli dall'Entrone. L'innovazione passò subito nel rito perchè gli è congeniale, perchè rappresenta l'irruzione in Piazza di un concitato "ordine-disordine" dopo l'impeccabile, studiata, struggente lentezza del Corteo Storico.
A rappresentare il "disordine", l'entropia che rischia di mettere in crisi le regole e l'ordine delle cose, erano come sempre la caotica mossa e la carriera tumultuosa, che all'inizio del secolo trovò i suoi nuovi eroi. I fantini venivano dalla piana empolese, dal Monte Amiata, dalla Maremma dall'Alto Lazio. Tra tutti primeggiò subito Angelo Meloni detto Picino, uno dei più grandi di tutti i tempi. Era di Canapina sul Monte Cimino. Corse 52 volte, indossò 15 giubbetti, vinse 13 Palii in sette Contrade diverse, 4 per l'Oca alla quale restò sempre legato. In corsa il Meloni mostrò uno stile ruvido ed essenziale e una forza fisica rimarchevole. a dispetto di una menomazione a un braccio corse volentieri di cavallo e di nerbo. Nell'agosto del 1909 vinse nel Drago nerbando Nicchio e Pantera. L'anno seguente  nel Montone nerbando Nicchio e Onda; giostrando col cavallo nel 1913 vinse nell'istrice. Il suo strapotere in Piazza fu mitigato dal fatto che dal 1907 per paura dei sempre adombrati "monti" fra i fantini, si impedì a parenti stretti di correre nello stesso Palio e così il Meloni fece spazio al Meloncino, suo figlio Corrado, che avrebbe vinto due Palii.
Il Meloni ebbe alcuni degni comprimari. Domenico Fradiacono, detto Scansino, che nel 1896 vinse un cappotto per la Torre. A cavallo di due secoli, Scansino corse 30 Palii vincendone 7. Aldo Mantovani detto Bubbolo fu uno dei rarissimi fantini di Siena. Esordì nel 1910, corse 31 Palii e ne vinse 4. Alduino Emidi detto Zaraballe si presentava in una sua maniera assai diretta, quasi uno slogan con il quale si proponeva come fantino alle Contrade "mi chiamo Zaraballe, vengo dalla Puglia e tengo cosce buone". Con quelle tra il 1902 e il 1922 avrebbe montato 22 cavalli nel Palio e vinto 2 volte.