16 Agosto 2003
IL DRAPPELLONE
dipinto da Andrea Rauch

Andrea Rauch ha dipinto il drappellone per il Palio del 16 Agosto 2003
Presentazione del Palio dipinto da Andrea Rauch
di Maurizio Cenni

Presentazione di Roberta Ferri

ANDREA RAUCH HA DIPINTO IL DRAPPELLONE PER IL PALIO DEL 16 AGOSTO 2003

 Andrea Rauch nasce a Siena nel 1948.
Graphic designer, ha disegnato e progettato immagini, tra gli altri, per il Festival Internazionale del Teatro di Caracas, la Biennale di Venezia, il Centre Georges Pompidou, l'Union des Theatres de l'Europe e per movimenti politici e d'opinione quali Greenpeace, Unicef, Mouvement pour la Paix, Amnesty International.
Suoi manifesti fanno parte delle collezioni del Museum of Modern Art di New York e del Musée de la Publicité del Louvre di Parigi.
Nel 1993 la rivista giapponese Idea lo ha inserito tra i 100 World Top Graphic Designers. Presente nell'ultima edizione (1994) del Who's who in Graphic Design.
Ha progettato uno dei manifesti ufficiali per il 200° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino (Parigi, 1989) e per il Congresso mondiale dell'Ambiente (Rio De Janeiro, 1992). Ha disegnato il marchio dei raggruppamenti politici L'Ulivo e la Margherita, oltre ai marchi e l'immagine coordinata per la Regione Toscana, i comuni di Siena e Ferrara.
Rauch ha insegnato Immagine coordinata e segnaletica al corso di Grafica superiore presso l'Istituto Europeo di Design (IED) di Milano (1987-1991) e Graphic Design presso il Corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell'Università di Siena (1994-2002). Ha tenuto, inoltre, corsi, conferenze e lezioni in ogni parte del mondo.
Ha esposto inoltre disegni e grafica a Parigi, Madrid, Frankfurt, Rio de Janeiro, San Paolo, Caracas, Pecs, Lubiana, Zagabria, Chaumont, Guadalajara, Città del Messico, Praga.
Nel 1998 le Edizioni Nuages hanno pubblicato Design & Identity, una vasta ricognizione del suo lavoro di grafico.
Una rassegna di suoi manifesti politici, Il sonno della ragione, è stata recentemente presentata a Siena, Firenze, Barcellona (2002-03).


Presentazione del Palio dipinto da Andrea Rauch

E' ancora tempo di Palio! I ritmi della Festa, il loro cadenzato ripetersi che da secoli segnano il tempo della città e l'acuto arpeggio delle chiarine annunciano ancora una volta la Carriera dell'Assunta.
Quello di stasera è uno dei momenti più intensi della nostra celebrazione, è il primo atto di un rituale che ci farà vivere il tempo del Palio, questo tempo speciale che da secoli i senesi vivono ricalcando atteggiamenti, sensibilità e passioni dei loro antenati. E d¹altra parte questa continuità riflette anche un desiderio inesausto di libertà e di autoaffermazione, desiderio costantemente alimentato dalla forza e dall'intensità dei sentimenti e dalla straordinaria vicenda storica e civile di questa città.
Il drappellone di agosto è dedicato al più grande interprete dell'arte senese che, tra circa due mesi, Siena celebrerà con una grande mostra: Duccio di Buoninsegna.
Ad ottobre si apriranno infatti le porte della mostra che svelerà al mondo uno spaccato della nostra storia e cultura, assieme gli imponenti lavori di restauro del Santa Maria della Scala, e agli affreschi rinvenuti sotto il Duomo, proprio mentre gli ultimi riti del Palio si consumeranno nei festeggiamenti di chi avrà conquistato il drappellone.
L¹autore del Palio è Andrea Rauch, nato e cresciuto a Siena, per poi affermarsi come grafico internazionale. Ancora quindi un nostro concittadino chiamato a misurare il proprio estro con il giudizio del popolo di Siena, ancora un senese che ha portato nel mondo il nome della città.
I suoi manifesti fanno infatti parte delle collezioni di musei come il Modern Museum of Art di New York e il Louvre di Parigi, mentre il suo nome è stato inserito fra i cento top graphic designer del mondo.
Come è noto, la fama di Duccio è legata soprattutto a uno dei capolavori dell¹arte di ogni tempo: la grande tavola con la Maestà.
Grazie alla cronaca di Agnolo di Tura sappiamo che l'opera venne trasportata dalla bottega del pittore alla cattedrale, in forma solenne, il 9 giugno 1311, con musica e canti, con grande partecipazione popolare e alla presenza di tutte le magistrature civiche senesi.
Duccio con questo lavoro rinnovò ancora una volta la grande devozione dei senesi verso la Vergine, peraltro ben testimoniata anche dall'iscrizione sul gradino del trono della Maestà: "O Madre Santa di Dio, sii causa di pace per Siena".
Andrea Rauch nel suo Palio ha voluto riprodurre lo stesso andamento rituale. Il suo lavoro, la sera del 16 agosto riprodurrà infatti il festoso corteo di sette secoli fa, quando ad essere accompagnata in Duomo fu appunto la Maestà di Duccio.
Oggi che questa magistrale tavola è collocata nel Museo dell'Opera, Rauch ha ritenuto doveroso un atto simbolico che ricollocasse in cattedrale un altro capolavoro di Duccio che per lungo tempo è stato sottratto, a causa del complesso lavoro di restauro, alla visione pubblica e liturgica: la bellissima vetrata dell¹abside del Duomo.
La figurazione del drappellone è quindi basata proprio sul significato rituale del ritorno in cattedrale dell' "occhio del Duomo".
In alto la Vergine nella mandorla, con i suoi colori usuali (rossa la veste, blu il manto), le mani giunte a implorare la benedizione dell¹Altissimo sulla città che, in basso, è vista in un tramonto rossastro.
E' un controluce e si intravedono la torre della cattedrale, la cupola e il facciatone. E' lì e non altrove infatti che Duccio deve tornare. Ci tornerà accompagnato dal delirio di un solo popolo, ma quando entrerà nella Piazza del Campo dalla bocca del Casato sarà tutta la città che inizierà la processione, proprio come quasi sette secoli or sono.
La Vergine è austera, come nella pittura delle origini, ma la posa è comunque da Mater Misericordiae, con il manto che va a proteggere la città prediletta.
Le Contrade circondano la testa di Maria. Sono barberi popolari e coloratissimi. E' il raccordo tra l'anima austera e quella ludica della città. La devozione e il gioco.
Il retro del drappellone è anch'esso dipinto. La Vergine appare in controluce. Si proietta nel cielo che è lo sfondo naturale della vetrata del Duomo.
Un sincero ringraziamento ad Andrea Rauch per questo suo lavoro nel quale è riuscito a mantenere intatto il suo carattere e la sensibilità che lo contraddistingue, a rispettare l'iconografia di sempre e a narrare con toni dolcissimi segni e sentimenti di una Festa magica.
Ed allora, tra chi interpreterà segni e posizioni dei propri colori e chi invocherà la protezione della Vergine a tutela delle proprie ambizioni di vittoria, da stasera si apre quella porta nello spazio e nel tempo che rende Siena ed i suoi attori unici ed inimitabili, autentici e fieri di una diversità che suona ancora come una sfida ad un mondo consumato sempre più nell'inseguire miti effimeri e fallaci, mentre noi attraversiamo il terzo millennio tenendo ben stretta la nostra storia come un'ancora di salvezza: oggi ci aggrappiamo al manto della Vergine di Duccio e di Andrea Rauch, teniamolo ben stretto con passione e devozione e andiamo a giocare con barberi e colori al gioco della nostra vita!


Maurizio Cenni

Il Palio di Andrea Rauch

Il drappellone dipinto per il Palio rappresenta, forse, una delle ultime possibilità concesse all'artista contemporaneo di misurarsi con la pittura civica, con la realizzazione di un'opera commissionata, attesa - e giudicata - da un'intera città. Opera per la quale è richiesto il rispetto assoluto di un'iconografia, delle dimensioni e di un formato che si pongono come limite e stimolo al tempo stesso. Altri vincoli, come la dedica a un personaggio o la ricorrenza di un evento, talvolta si aggiungono a indirizzare ancor più il processo creativo dell'artista. Andrea Rauch ha tratto dall'intitolazione del Palio a Duccio la materia per la sua composizione, considerando l'omaggio all'antico pittore non come un elemento accessorio da far rientrare in un progetto stabilito, ma come il soggetto vero e proprio del dipinto. L'Assunta che campeggia sulla metà superiore del Palio riproduce le fattezze di quella che Duccio pose al centro della vetrata dell'abside del Duomo; la sagoma scura della cattedrale, in basso, allude alla collocazione della figura duccesca. La dedica è esplicitata dal nome di Duccio, ricamato sopra la data 16 agosto 2003, e da un estratto, anch'esso ricamato, della deliberazione ratificata dal Comune di Siena nel settembre 1287, riguardo alla "Fenestra rotunda magna que est post altare / Beate Marie Virginis Maioris Ecllesie" .
Come accadde per la Maestà il 9 giugno 1311, anche il 'Palio di Duccio' verrà tradotto in Duomo, accompagnato dal tripudio di popolo in festa. La processione che dal Campo alla Cattedrale si ripete ogni 16 agosto, assumerà così quest'anno un ulteriore significato, configurandosi quasi come una ripetizione a distanza di sette secoli di quella che vi portò Duccio e il suo capolavoro. Andrea Rauch, però, ha simbolicamente ricondotto in Duomo non la Vergine della Maestà, ma - in anticipo di qualche mese - l'Assunta della vetrata, da lungo tempo sottoposta a un delicato intervento conservativo e finalmente in procinto di tornare nella sua collocazione originale.


Fu David Hume nel diciottesimo secolo, ragionando a proposito dei criteri di valutazione dell'opera d'arte, a introdurre la dialettica fra i concetti di novelty e facility, che ben si possono rendere in italiano con 'nuovo' e 'noto'. Il filosofo avvertiva che se nella composizione dell'opera d'arte si fosse prediletto l'aspetto della novità, essa - priva di ogni legame con la tradizione e con l'abitudine percettiva - non sarebbe stata facilmente compresa; se, al contrario, si fossero seguite troppo da vicino strade consuete e sicure, l'opera sarebbe risultata priva di interesse e povera di fascino. Rauch ha calibrato molto attentamente il registro di questa tensione dialettica, sia per quanto riguarda l'architettura dell'immagine, sia per ciò che attiene alle tecniche esecutive. Alla sacralità della figura duccesca, rielaborata con il massimo rispetto possibile, si accompagnano infatti una resa agile, corsiva del Duomo e segni grafici e tocchi di colore che, quasi come una cifra, rimandano immediatamente allo stile di Andrea Rauch illustratore. La conformità agli obblighi iconografici è stata risolta - relativamente alla presenza degli stemmi delle Contrade - con soluzione nuovissima, eppure anch'essa desunta dalla tradizione. I barberi applicati sulla superficie dipinta conferiscono al Palio un aggetto inusitato, un'estensione tridimensionale assai raramente esperita in precedenza; allo stesso tempo le sfere di legno sono state realizzate con scrupolosa, filologica fedeltà e in nulla - se non nelle maggiori dimensioni - differiscono da quelle fatte rotolare da generazioni di bambini per le strade dei rioni di Siena. La pittura stessa, considerata nel suo aspetto tecnico, dichiara una duplice inclinazione di carattere tradizionale e innovativo. La stampa a plotter, difatti, non è altro che un pennello - diverso e più moderno - che consente di coprire una superficie con il colore; di dipingere, cioè. Come ogni altro artista prima di lui Andrea Rauch ha sfruttato i nuovi ritrovati della tecnica per agevolare il compiersi della propria opera. E, al pari dei suoi più validi predecessori, ha realizzato un dipinto - negli intenti e negli esiti - pienamente contemporaneo, risultato della giusta misura fra 'nuovo' e 'noto'. Equilibrio al quale Andrea Rauch ha sempre guardato nel suo lavoro di graphic designer, confortato dal saggio ammonimento dell'amico e maestro Milton Glaser "Il 'nuovo' per definizione non è mai del tutto comprensibile. Le arti del progetto usano di conseguenza miscelare quanto di nuovo emerge nel campo della visibilità con elementi già conosciuti". Frase che sembra quasi una trasposizione in chiave pratica delle riflessioni teoriche di Hume.
Che Rauch abbia saputo risolvere positivamente la sfida di questa commissione lo dimostrano, infine, la semplicità dell'immagine e la sua capacità di imporsi anche da lontano, la forza di stendardo e di vessillo che il Palio - prima issato sul carroccio e poi in testa al corteo dei vincitori - deve possedere. Del resto già Enzo Carli, nel suo studio del 1946 nel quale attribuì per primo la vetrata a Duccio, aveva esaltato il "carattere squisitamente araldico" dell'Assunta che, a suo avviso, "contribuiva a creare il più fulgido e bello scomparto della vetrata" . Come si addice a uno stendardo, anche questo è dipinto su entrambi i lati. La Madonna, che sul recto si mostra in tutta la sua severità, autorevolezza ed emblematica rappresentatività assume invece - nell'illusoria trasparenza del verso - l'aspetto di una lieve apparizione, quasi dolce spogliata dalla satura densità dei colori. Sembra allora che sia comparsa, d'improvviso ma non inaspettata, soltanto per il popolo che la porta in processione, come a ribadire la saldezza di quel dialogo che la Vergine ha stretto fin da subito con i senesi, e del quale Duccio ha tramandato, con la Maestà, una delle prime e più alte testimonianze.

Marco Pierini

 

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1) Deliberazione del Comune di Siena del settembre 1287. La si veda riprodotta in Enzo Carli, Vetrata duccesca, Electa, Firenze 1946, p. 12.
2) Da Milton Glaser, Graphic Design, The Overlook Press, New York 1972.
3) Enzo Carli, Vetrata duccesca, Electa, Firenze 1946, p. 39.

Presentazione di Roberta Ferri

Il Palio di Andrea Rauch è un vero e proprio omaggio a Duccio di Buoninsegna, il grande artista senese che rivoluzionò la pittura e al quale verrà dedicata la grande mostra in programma dal 4 ottobre all¹11 gennaio 2004.
Nel drappellone la Vergine Assunta richiama la porzione centrale del rosone absidale, recentemente restaurato, così come i colori: la gamma cromatica di Duccio è facilmente riconoscibile nella tavolozza di Rauch. Stesi in maniera precisa, mediati più dal richiamo sensoriale che emozionale, caricano la stoffa di significati antichi. Il blu del manto della Madonna, in contrasto con il rosso, prezioso, della veste, sfuma sul fondo nero, mettendo in risalto l¹iconografia delle Contrade proposte, dall¹artista senese, attraverso l¹utilizzo dei barberi. Tagliati a metà e collocati, a mo¹ di corona sulla testa della sacra immagine, come gemme. Una scelta, questa di inserire oggetti reali accanto alla pittura, da leggere nella simbologia e nell¹essenza ludica che contraddistingue il Palio. Il richiamo al gioco, alla festa in quanto tale, è a dir poco implosivo; ed è giusto così. Il Palio simula la guerra, ma
in realtà contribuisce alla pace sociale della città. Perché, come asseriva J. Huizinga nel suo Homo ludens, ³il gioco e non il lavoro è l¹elemento decisivo per la formazione della cultura umana².
L¹opera di Rauch si colloca, per gli elementi che la contraddistinguono, in una dimensione temporale che riporterà, virtualmente, con li Te Deum di ringraziamento, la vetrata di Duccio nella cattedrale di Siena.
Dipinto anche sul retro, in maniera bidimensionale, quasi a voler tradurre il sogno e la realtà dei senesi, che partecipano alla Carriera, in una visione speculare, con varianti di colori che rimandano alla preziosità, formale e raffinata, delle vetrate del XIII secolo.
Il piano di tessuto riesce a tradurre la concettualità dell¹artista, dispensando diagrammi di luce tipici dei vetri piombati, e mantenendo, al contempo, inalterata la riconoscibilità del tratto e delle forme, che hanno reso celebre il graphic designer Andrea Rauch.

 

Roberta Ferri