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 Dopo una precedente interrogazione a firma del gruppo consiliare L'Altra Siena è stata approvata, con soli 3 voti di astensione, lo scorso 10 febbraio, la mozione presentata in Consiglio Comunale dai gruppi DS, DL-La Margherita, Rifondazione Comunista, Area Riformista-SDI e Noi per Siena, in merito all'affidamento, conservazione e dispersione delle ceneri derivanti dalla cremazione dei defunti.
Un argomento che, dal punto di vista legislativo, era rimasto fermo da prima del 1948 fino al 2001, quando, con la Legge 130, ai congiunti è stata riconosciuta la possibilità di disporre delle ceneri dei propri cari. Attualmente è all'esame del Senato, dopo il voto favorevole ottenuto dalla Camera dei Deputati, il testo "Disciplina delle attività nel settore funerario".
La mozione presentata dai gruppi di maggioranza del consiglio comunale di Siena, richiamando le varie normative in essere; dalla Costituzione alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea del 2000 e la recente Legge Regionale n. 29 del 2004, nasce dalla forte esigenza, sentita dai cittadini, su una questione delicata e carica di aspetti personalissimi come, appunto, la possibilità di poter disporre delle ceneri a seconda delle volontà del defunto o dei suoi familiari e, soprattutto, nel rispetto
della pluralità culturale, etnica e religiosa e quindi dei riti che a questa diversità si coniugano, o che riconoscono, come la stessa Chiesa Cattolica, che ormai da tempo
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ha accettato la scelta della cremazione. Con questo atto il Sindaco e la Giunta dovranno, quindi, adottare specifiche disposizioni amministrative per di

Urna Cineraria di Ruggero Barni, 1896
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 Risale al Granduca di Toscana, Pietro Leopolpo I di Lorena, il provvedimento per la costruzione dei Campisanti a sterro, le cui istruzioni furono stampate nel 1783. Il Granduca "illuminato", infatti, dopo i tre cimiteri fatti realizzare a Firenze pensò, come si legge nel Bullettino Senese di Storia Patria, edito dall'Accademia Senese degli Intronati nel 2000, di far cessare l'antico e malsano uso di inumare le salme nelle sepolture murate all'interno delle chiese, nei conventi e nei cimiteri parrocchiali compresi nei centri abitati.
Per la scelta del terreno, rispondente a specifiche caratteristiche sìa per la distanza dalle abitazione che la conformità fisica, la Magistratura di Balìa incaricò due docenti universitari Francesco Caluri e Domenico Battini, che individuarono, sia per la posizione che per le caratteristiche idrogeologiche del suolo, un podere ubicato fuori Porta Laterina, in una località al tempo chiamata poggio al Rosaio o poggio del Cardinale.
La progettazione del cimitero, per la cui realizzazione furono necessari circa tredicimila scudi, reperiti con l'accensione di un mutuo da parte della Balìa con la Banca Monte dei Paschi, fu affidata ad Bernardino Fantastici ed i lavori terminarono nel 1786.
Il forno crematorio, invece, fu costruito fra il 1894 e 1896 su disegno dell'architetto Augusto Corbi Zocchi e su richiesta dei sostenitori del "libero pensiero".
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