 Per noi della Maggioranza continua la marcia nel percorso che ci siamo dati, approvando la delibera contenente gli indirizzi programmatici politico-amministrativi e che si sono meglio definiti, sempre all'interno degli stessi assi strategici del programma di mandato, con le relazioni previsionali, con i piani di gestione di questi anni. Credo, però, sia il momento di guardarsi anche un po' all'indietro, per osservare il percorso che abbiamo fatto e trarne le prime valutazioni. In questo senso ci sentiamo di dire che gli sforzi che abbiamo fatto per dare nuova vita sotto tutti gli aspetti a questa città oggi sono particolarmente visibili, e ciò in particolare sugli aspetti del dialogo sociale utilizzando anche lo strumento di Agenda 21, del rapporto di collaborazione tra tutti i soggetti istituzionali, della promozione della formazione scolastica, e universitaria, della costruzione di un welfare basato, appunto, sul concetto del diritto e no dell'assistenza, dell'interpretazione di certi fenomeni sociali che attraversano il mondo di oggi e delia ricerca delle risposte il più possibile adeguate, della cultura e dei grandi eventi culturali come la straordinaria mostra di Duccio, delle opere pubbliche a cominciare dal grande progetto di manutenzione, che ha visto interventi massicci soprattutto nelle infrastrutture stradali e nell'edilizia scolastica. Quest'anno, come del resto gli anni passati, il bilancio deve forzatamente sottostare a dei vincoli che ha imposto la nuova Finanziaria. Il primo è stato imposto dal così detto decreto taglia spese e il secondo vincolo, recentissimo, è quello appunto dell'approvazione in Parlamento della Legge Finanziaria del dicembre scorso. Argomento, questo, dei vincoli governativi che il Governo ha imposto, con conseguenti riduzioni dei trasferimenti statali, i quali si sono fortemente modificati e drasticamente ridotti. Quest'anno i trasferimenti dello Stato sono poco più di 8 milioni di euro. Siamo passati dal 15% del 2001, 15% dell'intero bilancio, all'attuale 9%; in pratica noi oggi finanziamo quasi per intero il bilancio, ovvero siamo all'85%.
La Finanziaria 2005 non è certo positiva per le autonomie locali; è bene ricordare in questi anni che le autonomie hanno dato il più grande contributo al risanamento finanziario rispettando come comparto il Patto di Stabilità.
Il tetto di spesa del 10% nel 2005, ma a far base dal triennio 2001/2003, e l'inserimento degli investimenti appunto nel Patto di Stabilità con estensione anche a quei Comuni al di sotto di 3.000 abitanti è una vera tragedia, che scarica sulle amministrazioni locali i buchi del Governo centrale; e poi si ha il coraggio di dire che questo serve per eliminare gli sprechi. Il governo demagogicamente cosa fa: abbassa le tasse con una mano e con l'altra aumenta le imposte e le tariffe, ma facendo la differenza
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i cittadini dovranno pagare sei milioni di euro in più. Ancora una volta si applica un giro di vite nei confronti dei Comuni, delle Province e delle Regioni mettendo a rischio la quantità e qualità dei servizi e il rischio è proprio quello dì ridurli anziché aumentarli, in particolar modo alle fasce più deboli, che sono anche le più colpite dal costante aumento del costo della vita. In questo modo si smantella lo stato sociale senza dare risposte nuove e talvolta a drammatiche esigenze; lo stato sociale per due terzi è garantito proprio dai Comuni, e indebolire così i Comuni significa indebolire la democrazia nel nostro paese. A questa compressione dell'autonomia dei Comuni, sempre più consistente, si configura una lesione di ciò che sancisce l'attuale Carta Costituzionale. Inoltre una marcata logica di centralismo rischiosa e discriminatoria legata al pensiero di considerare la spesa degli enti locali come inutile e produttrice di sprechi. I tagli dal 2003 nella Toscana, è bene ricordarlo, sono di oltre 1.200 milioni di euro; questo, a nostro avviso, è un percorso che va all'indietro. I Comuni possono contare solo sull'ICI e spesso si trovano costretti a tagliare e nello stesso tempo mantenere un determinato livello di servizi; pensiamo all'infanzia, agli anziani, alle politiche della casa, al contributo per gli affitti che, falcidiato dal Governo, abbiamo comunque mantenuto la quota di circa 330.000 euro con 120.000 euro direttamente dalle casse comunali.
Insomma, voglio ricordare che non c'è l'equazione del cavaliere Berlusconi: meno Stato, minore gestione diretta dei pubblico, più mercato e quindi più opportunità. Ma l'elenco dei motivi di insoddisfazione potrebbero continuare. È scomparsa, per esempio, dalla finanziaria ogni traccia di federalismo fiscale; non possiamo nemmeno non evidenziare con amarezza, ma anche con severa censura, la dimenticanza aperta in materia di fondo per la non autosufficienza. Siamo di fronte ad un quadro che ha sempre maggiori elementi di problematicità, ci sono molti interrogativi, se potremmo in futuro continuare a garantire o no appunto lo stato sociale. Comunque di fronte a tanta incertezza in cui siamo costretti ad operare abbiamo mantenuto invariati per l'anno 2005 tutti i nostri tributi ICI, TOSAP, addizionale IRPEF, e questo è previsto per legge, grazie al recupero, appunto di 3 milioni di euro. La TIA è stata l'unico tributo che ha subito un lieve aumento del 4% per le famiglie e dell'8%, mediamente, per le attività produttive. Questo dato bisogna leggerlo, ma è essenzialmente dovuto ai nuovi investimenti
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