sommario

Il Bilancio di Previsione del Comune di Siena dell'anno 2005 è stato redatto tenendo conto di quelli che sono gli indirizzi contenuti nella Legge Finanziaria. La novità di quest'anno, già annunciata dal 2003, riguarda il Patto di Stabilità che, oltre alla spesa corrente, contiene anche le spese per gli investimenti. Ciò significa che il Comune di Siena, e ovviamente tutti gli altri Comuni, non potranno spendere più del 10% della media dei bilanci 2001-2002-2003.
Questa disposizione crea notevoli difficoltà ai comuni perché sarà difficile realizzare grandi opere che superano nella spesa quanto impegnato negli anni precedenti. Sarà quindi possibile disporre di capitali e non poterli spendere neppure a fronte di impellenti necessità. Sarebbe stato preferibile che il governo avesse individuato altre soluzioni, magari trovando un equilibrio di sistema nell'indebitamento statale, stante le difficoltà finanziane che hanno molti Comuni italiani. Una specie di camera di compensazione. Tra l'altro gli investimenti degli enti locali sono importantissimi per lo sviluppo economico del nostro Paese e delle singole comunità e una loro frenata si ripercuote negativamente anche sul sistema economico nel suo complesso. Il bilancio di previsione che abbiamo redatto non osserva, nella fase della previsione, gli indirizzi dei patto di stabilità. Contiamo di osservarli a consuntivo soprattutto per evitare le pesanti sanzioni che vengono inflitte ai comuni.
Ma le difficoltà non sono solo legate ai tetti di spesa. Il Comune dì Siena, tra il 2001 e il 2004, ha ricevuto dal Governo il 15,5 % in meno dei trasferimenti. Se a questo dato aggiungiamo l'inflazione intervenuta in questi anni, la diminuzione reale raggiunge il 25%.
In compenso, anche per quest'anno, non è stata adeguata la compartecipazione dell'IRPEF, un provvedimento che riversa sulle comunità l'IRPEF versata dai cittadini residenti. In virtù - si fa per dire - di questo provvedimento, da tre anni perdiamo oltre un milione di Euro che i cittadini senesi versano nelle casse dello Stato ma che non sono restituiti.
In compenso i controlli sono sempre più assillanti e con essi aumentano le responsabilità dì amministratori e Sindaci Revisori. Noi siamo convinti che al risanamento del bilancio statale debbano partecipare anche gli enti locali che non vivono sulla luna e hanno l'obbligo e il dovere di partecipare al risanamento.
Tutto ciò dovrebbe però avvenire nell'ambito di una concertazione tra gli Enti Locali e il Governo, per individuare modi e tempi che servano al bilancio statale e non ostacolino lo sviluppo degli Enti Locali.
Il Governo ha operato invece con arroganza, arrivando persino a far ricevere il Sindaco Domenici, Presidente Nazionale dell'ANCI, dai commessi di Palazzo Chigi anziché da un referente politico. Egli tentava di intavolare un ragionamento, portando all'attenzione del Governo le difficoltà

in cui si trovano i Comuni italiani. Gli Enti Locali non sono un inutile orpello: sono un ente di prossimità. Erogano l'80% dei servizi ai cittadini. Ma in questo quadro normativo ed economico si trovano nella incapacità di reperire risorse per la scarsa autonomia politica e per i nuovi compiti assegnati dallo Stato o indotti dalle situazioni che si creano: nuove povertà, il problema della casa sempre più asfissiante, la sicurezza. Far quadrare i conti è estremamente difficile, tant'è vero che l'unico punto d'accordo che c'è stato tra l'ANCI e il Governo ha riguardato l'ipotesi di rivalutazione delle rendite catastali. Un'ipotesi che porterebbe soldi nelle casse di entrambi, apparsa all'interno della finanziaria 2005, ma che non ha avuto ad oggi nessuna regolamentazione. Per queste difficoltà siamo alle soglie di una nuova stagione negli Enti Locali. Questo sistema è arrivato alla fine della sua gestibilità. Dobbiamo guardare oltre e questo sguardo va gettato tutti insieme: Governo, Enti Locali e forze politiche.
La riforma federalista, che è stata abbozzata dal Governo dopo due anni di gestazione, non risolve i problemi. Trasferisce alcuni poteri dallo Stato alle Regioni, crea nuovi centralismi e non incoraggia le esigenze di autonomia degli enti locali.

Una riforma che va rivista alla luce anche della bocciatura elettorale. L'egoismo dei privilegi rischia dì disgregare l'Italia. Perché, se non c'è solidarietà tra i territori, questo Paese è destinato ad aumentare le differenze e forse anche irrimediabilmente a spaccarsi.
La riforma produce più frantumazione, più egoismi e nuovi poteri per le Regioni. Al contrario, serve maggiore autonomia per governare al meglio Comuni e Province, nell'ambito di solidarietà tra territori che tengono unita e prospera l'Italia. Sono convinto che il referendum confermativo e le elezioni del 2006 daranno la risposta giusta.
Per quanto riguarda il nostro bilancio, il bilancio del Comune di Siena, possiamo essere moderatamente ottimisti. Gli equilibri sono assicurati e con essi una grande mole di investimenti. E' stata mantenuta una bassa tassazione, oggi ancor più evidente se comparata con gli altri Comuni, e una attenzione per le tariffe che sono contenute ai livelli degli anni scorsi. Un contributo che viene incontro alle famiglie già pesantemente colpite dall'aumento del costo della vita, nell'ambito di un mantenimento dei servizi e di una attenzione verso lo sviluppo ed il sociale che sono le vere sfide per il futuro della nostra città.

Avanti >>