tramonto all'alba, affidando ai tre atti i vari momenti: tramonto, notte, prime ore del mattino. Una scelta che si adatta fra l'altro al particolare carattere psicologico e drammatico di ciascun atto.
I costumi saranno filologici, secondo la prassi barocca che amava reinterpretare l'antico attraverso il proprio guardaroba. Tutti gli abiti in taffetas e ermesini di seta cangianti, con spiccato effetto colorìstico e di contrasto con le scene.
Libretto e musica, storia dell'opera
La caduta de' decemviri segna l'inizio della collaborazione tra Scarlatti e Silvio Stampiglia, successivamente librettista in altre sue opere, L'Eraclea (Napoli 1700), Tifo Sempronio Gracco (Napoli 1702), Turno Aricino (Pratolino 1704), Lucio Manlio (Pratolino 1706, in collaborazione con Giuseppe Papis). L'opera, molto apprezzata dal pubblico, confermò la fama che Scarlatti aveva ormai raggiunto nella sua quasi decennale collaborazione con il Teatro San Bartolomeo iniziata probabilmente nel 1688 con il Flavio.
Fu per la prima volta data a Napoli il 15 dicembre 1697, al teatro San Bartolomeo. Il catalogo Rostirolla riporta notizia dei suoi successivi e numerosi allestimenti in molte città italiane; Livorno (1699), Firenze (1701), Genova (1701, Siena (1704), e nuovamente Genova (1714).
Frequenti furono in Toscana le riprese di opere e oratori di Alessandro Scarlatti, soprattutto tra il 1702 e il 1703, in corrispondenza di prolungati soggiorni del musicista alla corte Medicea, dove sperava di poter collocare il figlio come maestro di cappella del Gran Principe Ferdinando. Il libretto stesso conobbe un grande successo e fu ristampato numerose volte (Parma, 1699, Lucca 1717, Bologna, 1723), probabilmente in occasione di altrettante riprese; in certi casi, poi, addirittura completamente rimusicato da altri compositori, come a Reggio nel 1699 (Ballarotti), Milano nel 1723 (Porta), Napoli nel 1727 (Vinci).
Tra gli interpreti dei primi allestimenti Napoletani figurano nomi di spicco; un giovane Nicola Grimaldi, agli esordi di una brillantissima carriera che lo rese celebre col nome di Nicolini, Lucia Nannini, detta la Pollacchina, Vittoria Tarquini, detta la Bombace, già molto famosa; quest'ultima, per un periodo, favorita del Gran Principe Ferdinando di Toscana, sembra avesse un vivo interesse per la produzione musicale dì Alessandro Scarlatti, perché partecipò a numerosissimi allestimenti delle sue opere.
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Dell'allestimento senese del 1704 è conservato il testo a stampa presso la biblioteca Comunale degli Intronati, sul cui frontespizio si legge: La caduta / de' Decemviri, /da rappresentarsi /in Siena/ pel Carnevale del 1704 / dedicato/ all'illustrissima Signora / Camilla/ Atonia Grifoli / Sozzifanti/ In Siena / Nella Stamperia del Publico, con lic. Sup. Fantini, e Gatti Stampatori, e dalla quale si apprende che per l'occasione il ruolo dì Icilio fu affidato a Giovan Carlo Bernardi, virtuoso fratello del più celebre Francesco, noto come il Senesino.
La caduta de' decemviri presenta un chiaro esempio della nuova forma di sinfonia d'apertura destinata a soppiantare il preludio d'opera in stile veneziano, che consisteva in un tempo lento binario seguito da uno o due tempi di danza in ritmo ternario. Questo tipo di sinfonia 'all'italiana', successivamente adottata come norma dallo stesso Scarlatti e da numerosi altri compositori, si compone di tre parti: al primo tempo, veloce e caratterizzato da rapidi passaggi in scale e da figurazioni ritmiche ben delineate, si contrappone una breve e lenta sezione accordale che spesso funge da semplice collegamento alla parte finale, un allegro in tempo di danza. L'orchestra presenta una certa varietà di soluzioni timbriche: diverse arie hanno l'accompagnamento del solo basso continuo e sono spesso seguite da un ritornello strumentale; in altri casi due violini soli e basso continuo (o violetta e violoncello soli, come nel caso dell'aria di Icilio "S'io non t'amassi tanto"), sostengono la parte vocale; o ancora, l'accompagnamento è affidato ai violini primi e secondi all'unisono, oppure è esteso a tutti gli archi.
Particolare connotazione drammaturgica assume l'impiego della tromba nelle due arie di Lucio 'Tutti arditi al fatal cimento" e "Al cader d'ultrice spada", come pure in quella di Appio "Larve, fremiti, terrore".
Peculiare è pure l'uso frequente di duetti, quantitativamente più abbondanti che non nelle successive opere settecentesche, come pure talvolta affidare la sezione A e il da capo dì un'aria ad un cantante, e la sezione B ad un altro, come in una sorta di dialogo.
La disinvoltura con cui Scarlatti maneggia tutti questi aspetti musicali in ultima analisi contribuisce a spezzare la rìgida alternanza aria-recitativo, rafforzando gli elementi drammatici dell'opera. È questo aspetto della sua scrittura che rende interessante non solo questa ma anche le altre sue opere
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