“Burri e Brandi – un’amicizia informale” - Comune di Siena

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“Burri e Brandi – un’amicizia informale”

La relazione tra critica e arte nella mostra

In esposizione le opere di Alberto Burri nella collezione del critico e storico d’arte senese Cesare Brandi, tra cui due custodite e visibili a a Villa Brandi a Vignano ma anche le opere di De Pisis, Morandi, Manzù, Guttuso, Sadun e tanti altri

 

 

Quello tra Alberto Burri e Cesare Brandi è stato uno dei più appassionati connubi artistici del Novecento. Ce lo racconta la mostra “Burri e Brandi - un’amicizia informale” a partire dal legame molto speciale che univa l’artista umbro tra più innovatori del suo tempo e il critico senese dalla grande sensibilità e cultura artistica.

Una piccola ma raffinata esposizione che inaugura il 21 novembre al Complesso museale Santa Maria della Scala di Siena e resterà fino al 31 gennaio 2016, nata sotto il segno di Siena capitale italiana della cultura 2015 e promossa dal Comune di Siena con il Polo Museale Toscana e la Soprintendenza Belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto ed Arezzo. Un’occasione unica per vedere per la prima volta insieme la collezione di Brandi e l’opera di Burri che ne è parte integrante in occasione del centenario della nascita di Alberto Burri. Scopo della mostra è evidenziare il modo in cui è mutata la sensibilità del grande storico e critico d’arte senese Cesare Brandi in seguito alla frequentazione degli artisti che ha incontrato e collezionato con particolare riferimento a Alberto Burri e alle sue opere, due delle quali sono custodite presso Villa Brandi a Vignano per mostrare come ciò abbia costituito un elemento di messa in discussione reale delle sue scelte e del suo gusto. Le 21 opere che fanno parte dell’allestimento non sono solo di Burri ma di altri straordinari interpreti come De Pisis, Guttuso, Manzù, Sadun e Morandi che hanno fatto la storia del Novecento. Sono state scelte perché esprimono le due zone del linguaggio artistico - il figurativo e il non figurativo - presenti nella collezione Brandi, ma anche il confine segnato dall’arte di Alberto Burri che apre a nuovi sentimenti e nuove frontiere.

 

 

La visita all’esposizione presso il Santa Maria della Scala si completa con la possibilità di visitare Villa Brandi a Vignano, dove sono collocate due delle opere di Alberto Burri, un modo per omaggiare lo storico dell’arte per aver donato ai cittadini il suo patrimonio. All’interno della mostra saranno proiettati anche due video inediti, uno dei quali racconta dalla voce viva di Brandi le ragioni del lascito della sua collezione e della sua Villa alla città di Siena; nell’altro Vittorio Brandi Rubiu, erede del critico, racconta in una intervista rilasciata all’assessore alla cultura del Comune di Siena Massimo Vedovelli il rapporto di Cesare Brandi con Alberto Burri.

L’esposizione comincia dalla tavoletta di Filippo De Pisis raffigurante “Due mele”, realizzata nel 1934 dal pittore ferrarese due anni dopo l’uscita del saggio a lui dedicato e con il quale Brandi, appena ventiseienne, avvia la sua “vicenda” di critico d’arte. Ci sono poi le opere di Renato Guttuso e di Giacomo Manzù: del primo in mostra “Paesaggio”, un olio su tavola del 1938, forse uno scorcio delle crete senesi visto da Vignano. Del 1939 è il “Cardinale seduto” di Giacomo Manzù, una piccola scultura in bronzo. Sempre in bronzo la “Testa di giovane” realizzata nel 1940 da Umberto Mastroianni, non ancora trentenne, ed al quale Brandi, negli ultimi anni di vita, dedicherà un saggio per la monografia (condivisa con Giulio Carlo Argan) apparsa nel 1980. Spazio in mostra anche all’opera di Giorgio Morandi, la cui amicizia con Brandi è testimoniata dal fitto carteggio che, dal 1936, giunge sino al 1963, del quale possiamo vedere il dipinto del 1957 “Bottiglia con brocche”. In mostra poi la “Natura morta e mandolino” e “Composizione astratta”, di Afro Basaldella, artista al quale Brandi dedicherà nel 1973 un importante studio. Dalla natura morta di Afro si passa a quella “con frutta” di Antonio Donghi del 1945. Ci sono poi opere di Piero Sadun e di Toti Scialoja. Del primo tre tele: “Vaso con fiori”, “Gatto” e “Composizione astratta”. Di Scialoja sono in mostra “Paesaggio cour de Robin”, del 1948 e “Natura morta con ombre”, de 1951. Infine le opere di Alberto Burri, punto focale intorno al quale ruota il progetto espositivo di questa mostra: si tratta di una piccola combustione del 1960, di “Cretto bianco”, del 1977, alle quali si aggiungono quelle che l’artista di Città di Castello ha realizzato nella e per la Villa di Vignano e qui visitabili: “Cellotex” dei primi anni ottanta e “Scultura in ceramica” datato 1972.

 

Per tutta la durata della mostra sarà attivo - tutte le domeniche a partire dal 29 novembre - un servizio navetta messo a disposizione da Tiemme, in partenza dalle Logge del Papa alle 10.30 per consentire la visita guidata a Villa Brandi a Vignano.

 

La mostra è promossa dal Comune di Siena, dal Ministero dei Beni Culturali, dalla Soprintendenza dei Beni Storico artistici, in collaborazione con la cattedra di Storia e Critica dell’Arte Contemporanea dell’Università di Siena.