Il Teatro dei Rinnovati e il Teatro dei Rozzi, la storia - Comune di Siena

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Il Teatro dei Rinnovati e il Teatro dei Rozzi, la storia

 

Dopo un lungo periodo, in epoca medievale, in cui si era perso il concetto stesso di teatro, a partire dal XVI secolo si ha una forte rinascita ed il teatro torna ad assumere un ruolo preponderante e trainante della vita culturale. Una forte spinta è data dalle accademie letterarie, filosofiche ed artistiche. In un clima di fermento e di novità comincia a farsi strada il desiderio di disporre di spazi scenici esclusivi e non temporanei, ed è quello che accade anche a Siena, dove fin dai primi anni del '500 la vita culturale e teatrale è molto fervida. Sul versante popolare operano i cosidetti pre rozzi, un gruppo di comici artigiani, che si dedicano al teatro in una veste semi professionale. I prerozzi scrivono componimenti polimetri dove si parla molto di vita senese, dove si allude fortemente alle vicende delle città, il loro è un teatro realistico, che scaturisce dalla vita stessa della città. La loro fortuna si estende anche al di fuori della città natale, vengono infatti invitati in molte corti italiane per recitare durante le feste aristocratiche.
Su un versante più “aulico” troviamo invece l’Accademia degli Intronati sorta nel 1525 per iniziativa di Antonio Vignali e Marc’antonio Piccolomini. Tutti i soci dell’Accademia fanno parte di un’estrazione sociale di alto rango e scelgono l’appellativo Intronati in quanto si sentono rimbambiti e cioè frastornati dai rumori del mondo e vi si vogliono allontanare dedicandosi solo allo studio della lingua e delle lettere. Gli Intronati nascono infatti come accademia letteraria, spinti dal dibattito sulla lingua. Lo stemma accademico raffigura una zucca con sopra due pestelli e il motto recita “miliora latent”, cioè le cose migliori sono nascoste.
Non essendovi corte a Siena, sono gli accademici a farne le veci e sono dunque loro ad organizzare i sontuosi festeggiamenti per la venuta a Siena dell’imperatore Carlo V nel 1536, e sempre a loro si deve l’organizzazione di spettacoli e feste come quella in occasione della prima visita a Siena del Granduca Cosimo I dei Medici, dopo la caduta della Repubblica. Sia nel 1536 che nel 1560 gli Intronati utilizzano per le recite quella che per la sua grandezza ed imponenza era considerata la più adatta ad ospitare spettacoli: la sala del Consiglio della Repubblica, costruita agli inizi del 1300 sul retro del Palazzo Pubblico sopra alle carceri. Ed ecco che anche a Siena troviamo l’uso di allestire spettacoli in sale non specificatamente destinate ad esse. E’ proprio nel 1560 che la sala del Consiglio viene definitamente trasformata in teatro grazie all’opera di Bartolomeo Neroni detto il Riccio ed inizia a prendere vita quello che oggi prende il nome di TEATRO DEI RINNOVATI .

L’altra straordinaria esperienza teatrale, forse unica in Italia, che vanta Siena, si deve a 12 artigiani che il primo ottobre del 1531 si ritrovarono per fondare una congrega finalizzata ”a passare e dì festivi con quello minore ozio che per noi si fossi”. Un intento che questi artigiani perseguivano negli incontri presso la bottega dei congreganti, dove venivano letti Dante, Petrarca, Boccaccio e successivamente vennero letti e recitati componimenti scritti da loro stessi. Nel loro statuto i congregati dichiaravano di non accettare “persone di grado” si rifiutavano di parlare e scrivere latino in aperta polemica con l’uso accademico corrente e con i senesi accademici intronati. Il nome dato alla congrega: rozzi, è dunque una dichiarazione d'intenti così come l’insegna scelta che rimarrà identica nei secoli: una sughera secca e di natura infruttuosa o comunque, anche se facesse frutti, di poca qualità, ma da una base dell’albero spunta un virgulto, un arboscello verde a indicare la possibilità di riscatto, la possibilità di dare luogo ad una produzione intellettuale degna pur nell’inutilità delle origini. Stessa concezione nel motto “chi qui soggiorna acquista quel che perde”. 
Nonostante la prolifica produzione teatrale che nel 1531 aveva caratterizzato i Rozzi dovette giungere il 1690 perché l’accademia potesse avere un luogo dove rappresentare le proprie opere. Ciò avvenne quando Mattia de’ Medici, governatore di Siena, concesse loro una sala teatrale, il cosidetto Saloncino, fatto costruire accanto al Palazzo Reale (odierna prefettura) addossato ad una navata del mai costruito Duomo Nuovo.
Il saloncino, tanto amato da Vittorio Alfieri, e da lui soprannominato il “teatro delle mie glorie”, fu gestito dai Rozzi fino al 1778 quando fu abbandonato a causa dei rilevanti problemi di statica e per mancanza, come scrivono gli stessi Rozzi, di soggetti “abili alla comica”. Proprio in quegli anni nacque nei rozzi l’idea di un nuovo teatro da costruire ex novo all’interno dei propri locali. Si deve però arrivare ai primi dell’800 perché l’idea prenda una forma concreta. La progettazione viene affidata all’architetto Alessandro Doveri, e i lavori iniziano nel 1812 soprattutto per le sollecitazioni del Sindaco Giulio Bianchi. Ed è così che nasce il TEATRO DEI ROZZI .