Cappella - Comune di Siena

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Cappella

 

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Cappella

A seguito di alcuni lavori di ridefinizione degli spazi interni del Palazzo, all'inizio del XV secolo, fu realizzata una nuova più ampia cappella rispetto a quella esistente al piano terreno e che continua a funzionare avendo l' ingresso dal Campo. Il nuovo ambiente, edificato con gusto ancora gotico sottolineato dalle volte a crociera, doveva rispondere alle esigenze religiose della accresciuta popolazione che dimorava più o meno stabilmente all' interno del Comune.

Della sua decorazione fu incaricato Taddeo di Bartolo, uno degli artisti più validi che, pur ripiegando su moduli consolidati della grande scuola senese di un secolo prima, poteva in qualche modo risollevare la qualità della pittura cittadina, dopo il grave periodo di stasi susseguito alla epidemia di peste del 1348 che, oltre a decimare la popolazione, aveva ridimensionato fortemente la committenza e quindi anche congelato il lavoro degli artisti.

Taddeo realizzò nella Cappella cinque storie mariane, dall'Annunciazione, posta sopra l'altare, alle quattro grandi scene poste sulla parete sinistra che raffigurano: Il Congedo dagli Apostoli, La morte della Vergine, I funerali della Vergine, L'Assunzione. L'impianto tardo giottesco della composizione non ne sminuisce il carattere monumentale e la cura della scelta scenografica.

Ma la particolarità della Cappella di Palazzo Pubblico risiede più che altro nella conservazione dell' arredo originale che continua a conferirle un aspetto autenticamente gotico, soprattutto grazie al bellissimo Coro ligneo, scolpito e intarsiato finemente da Domenico di Niccolò, tra il 1415 e il 1428, che rappresenta, in ciascuno dei 21 sedili, i vari articoli del Credo. Domenico trasse una grande fama da questa impresa, tanto che dopo averla compiuta venne soprannominato dei cori.

Anche la cancellata che la divide dal resto dell'ambiente risale al periodo di realizzazione della Cappella. Fù fabbricata, in forme eleganti da Giacomo di Vita, negli anni '40 del Quattrocento, forse avvalendosi di un precedente progetto di Iacopo della Quercia.

Anche il bellissimo e raro Lampadario posto al centro della sala è stato recentemente attribuito a Domenico di Niccolò, mentre il piccolo ma prezioso Organo, collocato sul fianco destro dell 'altare, risale al 1520 ca. ed è opera di Giovanni d' Antonio Piffaro, uno tra i più antichi e validi organari italiani.

Alla musica del tempo vi è un prezioso riferimento anche nelle volte, dove Taddeo di Bartolo dipinse trentadue angeli musicanti, ognuno dei quali suona uno strumento diverso, raffigurato con una precisione tale da consentire, in tempi recenti, la ricostruzione di questi, ormai sconosciuti, oggetti.

Diversamente dal resto l' altare, opera del Marrina, e la bella tavola del Sodoma, raffigurante La Sacra famiglia con San Leonardo (1530 ca.), provengono dal Duomo e furono trasferiti in Palazzo alla fine del 1600.